CONCORSO

DI TRADUZIONE LETTERARIA

DAL POLACCO ALL' ITALIANO

Halina Poświatowska, W moim barbarzyńskim języku

 

 

 

L’ Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della giornata mondiale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, ha indetto un concorso di traduzione letteraria della poesia W moim barbarzyńskim języku dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

Il testo originale in lingua polacca è il seguente:

 

Halina Poświatowska, W moim barbarzyńskim języku

 

W moim barbarzyńskim języku

kwiaty nazywają się kwiaty

i o powietrzu mówię powietrze

i stąpając po kostkach bruku

obcasami wystukuję

bruk bruk bruk

i mówię kamień tak miękko

jak gdyby kamień był aksamitem

i wtulam twarz w twoją szyję

jak gdyby rosło tam ciepłe futro kota

i kocham

mój barbarzyński język

i mówię: kocham.

 

Regolamento:

 

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

 

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 10 febbraio 2026 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso: W moim barbarzyńskim języku” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 15 febbraio 2026 verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’ Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.

 

L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con DAVIDE IENGO, vincitore del concorso di traduzione letteraria della poesia di Halina Poświatowska dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Associazione Pugliese Italo Polacca

 

Halina Poświatowska, Nella mia barbara lingua (W moim barbarzyńskim języku)

Nella mia barbara lingua
I fiori si chiamano fiori,
E dell'aria dico aria
E calpestando il selciato
Picchietto sui ciottoli
Tacco tacco tacco
E dico pietra così mollemente
Quasi la pietra fosse velluto
E accuccio il viso nel tuo collo
Quasi vi crescesse calda pelliccia di gatto
E amo
La mia barbara lingua
E dico: amo.

 

 


 

 

 

 

 

CONCORSO

DI TRADUZIONE LETTERARIA

DAL POLACCO ALL' ITALIANO

 

  L’ Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione dell'incontro con Andrzej Sapkowski a Bari, che si terrà il 19 settembre 2025, ha indetto un concorso di traduzione letteraria del brano del romanzo NARRENTURM dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

   Il testo originale in lingua polacca è il seguente:

ANDRZEJ SAPKOWSKI

NARRENTURM

 

Koniec świata w Roku Pańskim 1420 nie nastąpił. Choć wiele wskazywało na to, że nastąpi.

Nie sprawdziły się mroczne proroctwa chiliastów, przepowiadających nadejście Końca dość precyzyjnie – na rok mianowicie 1420, miesiąc luty, poniedziałek po świętej Scholastyce.

Ale cóż – minął poniedziałek, przyszedł wtorek, a po nim środa – i nic. Nie nastały Dni Kary i Pomsty, poprzedzające nadejście Królestwa Bożego. Nie został, choć skończyło się lat tysiąc, z więzienia swego uwolniony szatan i nie wyszedł, by omamić narody z czterech narożników Ziemi. Nie zginęli wszyscy grzesznicy świata i przeciwnicy Boga od miecza, ognia, głodu, gradu, od kłów bestii, od żądeł skorpionów i jadu węży.

Próżno oczekiwali wierni nadejścia Mesjasza na górach Tabor, Baranek, Oreb, Sion i Oliwnej, nadaremnie oczekiwało powtórnego przyjścia Chrystusa quinque civitates, przepowiedziane w Izajaszowym proroctwie pięć miast wybranych, za które uznano Pilzno, Klatovy, Louny, Slany i Żatec. Koniec świata nie nastąpił. Świat nie zginął i nie spłonął. Przynajmniej nie cały.

Ale i tak było wesoło.

Iście, wyborna ta polewka. Gęsta, korzenna i omaszczona suto. Dawno takiej nie jadłem. Dzięki wam, cni panowie, za poczęstunek, dzięki i tobie, karczmareczko. Czy piwem, pytacie, nie pogardzę? Nie. Raczej nie. Jeśli pozwolicie, to z przyjemnością. Comedamus tandem, et bibamus, cras enim moriemur.

Nie było końca świata w 1420, nie było w rok później, ani w dwa, ani w trzy, ani w cztery nawet. Rzeczy biegły, że się tak wyrażę, swym przyrodzonym porządkiem. Trwały wojny. Mnożyły się zarazy, szalała mors nigra, szerzył się głód. Bliźni zabijał i okradał bliźniego, pożądał jego żony i generalnie był mu wilkiem.

Żydowinom co czas jakiś fundowano pogromik, a kacerzom stosik. Z nowości zaś – szkielety w uciesznych podskokach pląsały po cmentarzyskach, śmierć z kosą przemierzała ziemię, inkub nocą wciskał się między drżące uda śpiących panien, jeźdźcowi samotnemu na uroczysku strzyga siadała na karku. Diabeł w sposób widomy wkraczał w sprawy powszednie i krążył między ludźmi tamquam leo rugiens, jak lew ryczący, szukający, kogo by tu pożreć.

 

Regolamento:

 

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

 

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 31 agosto 2025 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso NARRENTURM” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 7 settembre 2025 verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’ Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.

 

L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con Angelo Iannella, vincitore del concorso di traduzione letteraria del frammento del romanzo di Andrzej Sapkowski dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Associazione Pugliese Italo Polacca

 

 

ANDRZEJ SAPKOWSKI

NARRENTURM

 

 

La fine del mondo nell’anno del Signore 1420 non arrivò.

Anche se tutto faceva pensare che sarebbe arrivata.

Non si avverarono le oscure profezie dei Chiliasti, che avevano predetto la Fine con sorprendente precisione – per l’anno 1420, nel mese di febbraio, il lunedì dopo Santa Scolastica.

Ma che diavolo – passò il lunedì, venne il martedì, e poi il mercoledì – e niente. Non giunsero i Giorni del Castigo e della Vendetta che dovevano anticipare l’avvento del Regno di Dio. Non fu liberato Satana dal suo carcere, anche se erano passati mille anni, e non uscì a ingannare le nazioni dei quattro angoli della Terra. Non morirono tutti i peccatori del mondo e i nemici di Dio per la spada, il fuoco, la fame, la grandine, per i morsi delle belve, per i pungiglioni degli scorpioni o il veleno dei serpenti.

Invano i fedeli attendevano l’arrivo del Messia sui monti Tabor, Baranek, Oreb, Sion e degli Ulivi; invano lo attendevano anche le cinque città elette profetizzate da Isaia – che si pensava fossero Plzeň, Klatovy, Louny, Slaný e Žatec. La fine del mondo non avvenne. Il mondo non perì né bruciò. Almeno, non del tutto.

Ma fu comunque un bel divertimento.

Ah, questa zuppa è davvero eccellente. Densa, speziata e ben condita. Era tanto che non ne mangiavo una così buona. Grazie a voi, nobili signori, per il banchetto, grazie anche a te, cara locandiera. Mi chiedete se disdegnerei una birra? Ma no, direi di no. Se permettete, la prenderò volentieri. Comedamus tandem, et bibamus, cras enim moriemur. (Mangiamo dunque e beviamo, poiché domani moriremo.)

Non ci fu alcuna fine del mondo nel 1420, né l’anno dopo, né due, né tre, né quattro anni dopo. Le cose seguivano, per così dire, il loro naturale corso. Le guerre continuavano. Le pestilenze si moltiplicavano, la peste nera imperversava, la fame dilagava. Il prossimo uccideva e derubava il prossimo, desiderava sua moglie e, in generale, per il suo prossimo era come un lupo.

Di tanto in tanto si organizzava un piccolo pogrom contro gli ebrei, e un rogo per gli eretici. Tra le novità: scheletri danzavano allegramente nei cimiteri, la morte con la sua falce spadroneggiava sulle terre, un incubo si insinuava nottetempo tra le cosce tremanti di giovani fanciulle addormentate, una strega si accovacciava sul collo di cavalieri solitari in lande desolate. Il diavolo, in modo visibile, si immischiava nelle faccende quotidiane e vagava tra gli uomini tamquam leo rugiens, come un leone ruggente, alla ricerca di qualcuno da divorare.


 

 

CONCORSO DI TRADUZIONE LETTERARIA DAL POLACCO ALL' ITALIANO

 

  L’ Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della giornata mondiale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, ha indetto un concorso di traduzione letteraria del brano di un romanzo di Marek Krajewski dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

   Il brano che dovrà essere tradotto proviene dal libro "Głowa Minotaura", il cui testo originale in lingua polacca è il seguente:

Część I

Wejście do labiryntu

 

Znam pewien labirynt /…/ złożony z jedynej linii prostej. W tej linii zagubiło się już tylu filozofów, że z łatwością może się zgubić zwykły detektyw. Jorge Luis Borges, Śmierć i busola (przeł. Andrzej Sobol-Jurczykowski)

 

Lwów, wtorek 9 maja 1939 roku, godzina piąta rano

 

Nad Starym Rynkiem wstawał świt. Różowy blask wdzierał się między nędzne budy, w których baby zaczęły ustawiać swe kociołki z barszczem i pierogami, osiadał na bańkach z mlekiem, które żydowski handlarz targał na dwukołowym wózku z mleczarni Estery Fisch, i załamywał się na daszkach kaszkietów baciarów, którzy stali w bramach i nie mogli się zdecydować, czy pójść spać, czy czekać na otwarcie pobliskiego szynku, gdzie mogliby zaspokoić bombą piwa palące poalkoholowe pragnienie. Poblask jutrzenki układał się na sukienkach dwóch dziewczyn, które – nie doczekawszy się w nocy żadnego klienta – w milczeniu wracały ze swoich stanowisk na Mostkach, by zniknąć w bramach przy Mikołajskiej i Smerekowej, gdzie w ubogich izbach wynajmowały łóżko z parawanem. Mężczyznom, zmierzającym w pośpiechu przez Wysoki Zamek do fabryki wódek Baczewskiego, różowe światło świeciło prosto w oczy, lecz oni je ignorowali, wbijali wzrok w brukowaną jezdnię i przyśpieszali kroku, a od ich szybkich ruchów szeleściły torebki z chlebem i cebulą, które trzymali w dłoniach. Nikt z lwowskich uliczników i robotników nie podziwiał różanopalcej Eos, rzeźbiącej trójkątne dachy szpitala Sióstr Miłosierdzia, nikt się nie zastanawiał nad cyklicznością zjawisk natury, nikt nie analizował subtelnych zmian światła i barwnych niuansów.

Podkomisarz Franciszek Pirożek, podobnie jak jego krajanie, daleki był od homeryckich zachwytów. Jadąc ulicą Kazimierzowską nowiutkim policyjnym chevroletem, patrzył z wytężoną uwagą na mieszkańców tej robotniczej dzielnicy. Szukał u nich jakichś oznak szczególnego niepokoju, wypatrywał grupek ludzi żywo dyskutujących, a nawet zbitych w niebezpieczne kupy i uzbrojonych w jakieś narzędzia. Takich, którzy chcą sami zlinczować zbrodniarza. Nikogo podobnego nie widział wcześniej – ani na ulicy Kopernika, ani na Legionów. Nie widział i teraz. Stopniowo się uspokajał, a jego westchnienia ulgi stawały się coraz głośniejsze. Nie było zwiastunów jakichkolwiek rozruchów. Jakież to szczęście, pomyślał, mijając Teatr Wielki i parkując przed apteką na Żółkiewskiej 4, że tę potworność odkrył farmaceuta, rozsądny racjonalista, który nie miota się po podwórku i nie wrzeszczy, budząc wszystkich dokoła!

Pirożek wysiadł z automobilu, rozejrzał się i poczuł ścisk w gardle. Widok posterunkowego przed apteką nie uszedł uwagi okolicznych mieszkańców, którzy stali wokół i głośno, a nawet dość zuchwale i obcesowo, zastanawiali się nad poranną obecnością stróża prawa w tym miejscu. Ten zaś spozierał na nich surowo spod daszka czapki i raz na jakiś czas robił srogą minę, uderzając dłońmi w pałkę, wiszącą wzdłuż nogawki. W tej dzielnicy policjanci nie wzbudzali respektu. Bywały czasy, że musieli chodzić środkiem ulicy, aby uniknąć wciągnięcia do bramy i pobicia. Toteż posterunkowy z komisariatu III ucieszył się, widząc Pirożka, zasalutował mu i przepuścił do apteki. Podkomisarz wiedział, dokąd ma iść. Skierował się za ladę, na której stał przestarzały telefon, przeszedł przez ciemną sień, potknął się o skrzynkę, w której leżała zardzewiała waga apteczna, i wszedł do kuchni mieszkania na tyłach, zajmowanego przez aptekarza i jego rodzinę.

 O ile aptekarz, pan Adolf Aschkenazy, zachowywał się – zgodnie z przewidywaniami Pirożka – bardzo spokojnie, o tyle jego żona nie miała w sobie nawet kropli jego zimnej krwi. Siedziała przy stole, szczupłe palce wciskała w papiloty, otaczające jej czaszkę jak czapka narciarska, i głośno zawodziła, potrząsając głową. Mąż obejmował ją ramieniem i podsuwał pod usta szklankę z naparem waleriany, jak można było poznać po zapachu. Na ogniu podskakiwał czajnik. Para zasnuwała okna, co uniemożliwiało podglądanie jakiemuś gapiowi, którego nie przepędził posterunkowy na zewnątrz. Zaduch był dławiący. Pirożek zdjął kapelusz i otarł czoło. Pani Aschkenazy wpatrywała się w niego z takim przerażeniem, jakby ujrzała diabła, nie zaś rumianego, zażywnego i wzbudzającego ogólne zaufanie funkcjonariusza. Pirożek mruknął słowa powitania i odtworzył w pamięci rozmowę telefoniczną, jaką przeprowadził z panem Aschkenazym pół godziny temu. Aptekarz opowiedział wtedy wszystko bardzo spokojnie i szczegółowo. Pirożek nie musiał go zatem pytać teraz o to samo, i to w dodatku w obecności wystraszonej żony i przyklejonego do szyby ciekawskiego.

 – Gdzie jest wyjście na podwórko? – zapytał Pirożek.

 – Przez sień i do końca, panie pulicaj – nieoczekiwanie odpowiedziała pani Aschkenazy.

Pirożek, nie zastanawiając się nad nagłą aktywnością aptekarzowej, wszedł z powrotem do ciemnej sieni. Przez drzwi obok słyszał głośne pochrapywanie. Pewnie małe dzieci, pomyślał, one zawsze mają mocny sen, którego nie przerwie nawet panosząca się wokół śmierć.

Błotniste podwórko zabudowane było z trzech stron. Od ulicy oddzielał je żelazny parkan, do którego dostępu bronili posterunkowi. Dokoła stały dwupiętrowe odrapane budynki z wewnętrznymi galeryjkami. Na szczęście większość mieszkańców spała. Jedynie na pierwszym piętrze siedziała siwa kobieta na stołeczku i nie spuszczała oczu z przodownika Józefa Dułapy, który stał nieopodal wychodka i palił papierosa. Wyszedłem za potrzebą, Pirożek odtwarzał w myślach telefoniczną relację Aschkenazego, i znalazłem w ustępie coś strasznego.

 – Dzień dobry, panie komisarzu – powiedział Dułapa i zdeptał butem niedopałek.

 – Co wy robicie, Dułapa! – krzyknął Pirożek, aż staruszka podskoczyła na galeryjce. – Tu jest miejsce zbrodni! Naplujcie na peta i do kieszeni! Nie zamazujcie mi śladów, do jasnej cholery!

 – Tak jest! – odpowiedział Dułapa i zaczął szukać niedopałka pod nogami.

 – Gdzie to jest? – Pirożek, kiedy to powiedział, poczuł niesmak. Nie powinien mówić o martwym człowieku „to”. – No, gdzie jest ciało? – poprawił się. – Nie ruszaliście go przypadkiem? Pokazać palcem i dawać mi latarkę!

 – W ustępie, niech pan komisarz uważa. Leżą tam bebechi – szepnął przodownik zaniepokojony i dodał jeszcze ciszej, wręczając mu latarkę. – Panie komisarzu, bez urazy, ali to straszna sprawa. Jak raz dla komisarza Popielskiego.

 Pirożek nie obraził się. Uważnie zlustrował wilgotną, czarną ziemię, aby nie zadeptać jakichś śladów. Potem podszedł do ustępu i otworzył drzwi. Smród odebrał mu oddech. Widok, jaki ujrzał w różowym świetle świtu, zaburzył mu jasność widzenia. Komisarz kątem oka dojrzał, jak staruszka wychyla się mocno za barierkę, chcąc zajrzeć w głąb wychodka. Zatrzasnął drzwi.

 – Dułapa – powiedział, wciągając do płuc zepsute powietrze – usuńcie z galerii tę starą.

 Przodownik poprawił haftkę krępującą kołnierz i ruszył z groźną miną w stronę schodów.

 – No, drypcia – krzyknął do kobiety – na chawiry, ali już!

 – Człowiek za potrzebą wyjść nie moży! – wrzasnęła kobieta, ale posłusznie schowała się do mieszkania, przezornie zostawiając stołek na galerii.

 Pirożek otworzył jeszcze raz drzwi i oświetlił bladą bryłę leżącą w ustępie. Ciałko dziecka było tak przekrzywione, jakby ktoś próbował wcisnąć jego główkę pod kolano. Włosy na czaszce były rzadkie i poskręcane. Skóra policzków wzdymała się pod naporem opuchlizny. Na progu leżały jelita, których śliską powierzchnię pokrywały nieregularne strumyki krwi. Całe ciało pokryte było strupami. Podkomisarz miał uczucie, jakby jego krtań stała się czopem blokującym oddech. Oparł się o otwarte drzwi. Nigdy czegoś takiego nie widział. Chore, kostropate, połamane dziecko. Ma, na oko, nie więcej niż trzy lata. Wyprostował się, splunął i jeszcze raz spojrzał na ciało. To nie były strupy.

 To były rany kłute.

 Pirożek zatrzasnął drzwi wychodka. Dułapa patrzył na niego z niepokojem i zaciekawieniem. Z oddali, od strony Gródeckiej, zadzwonił pierwszy tramwaj. Nad Lwowem wstawał piękny majowy dzień.

 - Macie rację, Dułapa – podkomisarz Pirożek powiedział to bardzo powoli. – To jest sprawa jak raz dla Popielskiego.


Regolamento:

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

 

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 25 maggio 2024 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso MINOTAUR” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 31 maggio verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’ Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.


L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con la signora Wiktoria Kozak, vincitrice del concorso di traduzione letteraria del frammento del romanzo di Marek Krajewski dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Università di Pisa

 

Parte I

L' ingresso nel labirinto

 

Conosco un certo labirinto /… / composto da un'unica linea retta. Considerando che in questa linea si sono già smarriti tanti filosofi, a maggior ragione un comune detective vi si può perdere molto facilmente”. Jorge Luis Borges, La morte e la bussola (traduzione della traduzione di Andrzej Sobol-Jurczykowski)

 

Leopoli, martedì 9 maggio 1939, ore cinque del mattino

 

Il sole sorgeva sopra la Piazza del Mercato Vecchio. Una luce rosea si infiltrava fra le catapecchie, dove le donne già stavano sistemando i loro pentoloni con il borscht e i pieroghi. Si rifletteva sulle bottiglie del latte, che il mercante ebreo trascinava su un carretto a due ruote del caseificio Ester Fisch. Si infrangeva sulle visiere dei berretti dei batiar[1], che stavano in piedi ai cancelli indecisi se andare a dormire o attendere l’apertura della taverna nelle vicinanze per poter placare la loro sete ardente del dopo sbornia con altra birra. Il bagliore dell’alba si stendeva sui vestiti di due ragazze che, non avendo avuto alcun cliente durante la notte, tornavano silenziosamente dalle loro postazioni a Mostki per poi sparire nei portoni delle vie Mikołajska e Smerekowa, dove affittavano un letto con un paravento in una misera camera. Gli uomini, che in fretta e furia attraversavano il Castello Alto per raggiungere la fabbrica di vodka di Baczewski, erano accecati dalla luce rosea, ma la ignoravano, fissavano lo sguardo sul selciato e acceleravano il passo, mentre i sacchetti col pane e cipolle che tenevano in mano frusciavano per i loro movimenti rapidi. Nessuno fra la gente delle strade di Leopoli e fra gli operai ammirava l’Eos dalle rosee dita, che scolpiva i tetti triangolari dell'ospedale delle Suore della Misericordia, nessuno rifletteva sulla ciclicità dei fenomeni della natura, nessuno studiava i sottili cambiamenti di luce e le sfumature di colore.

Al vicecommissario, Franciszek Pirożek, come ai suoi compatrioti, erano estranee le estasi omeriche. Percorrendo la via Kazimierzowska con la Chevrolet nuova di zecca della polizia, scrutava con particolare attenzione gli abitanti di questo quartiere operaio. Era a caccia di segnali di insolita inquietudine, di gruppi di persone che discutevano animatamente o che si radunavano in mucchi sospetti armati di strumenti di qualche tipo. Il genere di persone che vorrebbero linciare il criminale con le proprie mani. Non aveva ancora visto nessuno con queste caratteristiche, né in via Kopernik né in via Legionów. E non ne vedeva nemmeno adesso. Ciò gli permise di rasserenarsi a poco a poco e di tirare sospiri di sollievo più forti. Non c'erano presagi di alcun disordine. È stata una fortuna, pensò, passando accanto al Gran Teatro e parcheggiando davanti alla farmacia di via Żółkiewska 4, che questa mostruosità l’avesse scoperta il farmacista, un uomo ragionevole, che non era andato in giro per il cortile a urlare, svegliando tutti quanti!

A Pirożek, dopo essere sceso dall’auto e aver dato un'occhiata in giro, venne un groppo in gola. La presenza dell'agente davanti alla farmacia non era sfuggita all'attenzione degli abitanti che, accalcati dietro di lui e a gran voce, in modo piuttosto sgarbato e brusco, discutevano sulla visita mattutina dell’autorità di polizia. Lui, a sua volta, rivolgeva loro qualche severa occhiataccia da sotto la visiera del berretto e di tanto in tanto faceva una smorfia austera, picchiettando con le dita sul manganello che pendeva lungo la sua gamba. In quel quartiere i poliziotti non incutevano rispetto. Capitava che, per evitare di essere trascinati al di là di qualche portone e menati, fossero costretti a camminare in mezzo alla strada. Così l'agente della III stazione di polizia, compiaciuto di vedere Pirożek, lo salutò e gli permise di entrare in farmacia. Il vicecommissario sapeva dove doveva andare. Dopo essersi diretto dietro il bancone su cui si trovava un vecchio telefono, attraversò il corridoio buio, inciampando su una cassetta in cui giaceva una bilancia da farmacia arrugginita, finalmente giungendo nella cucina dell'appartamento sul retro, abitato dal farmacista e dalla sua famiglia.

Benché il farmacista, Adolf Aschkenazy, si comportasse come Pirożek aveva previsto, ossia in modo molto calmo, sua moglie non possedeva nemmeno una goccia del suo sangue freddo. Era seduta al tavolo, con le dita sottili serrate sui bigodini che le avvolgevano la chioma come un berretto da sci e, scuotendo la testa, piangeva disperatamente. Il marito la cingeva con un braccio e le avvicinava alle labbra un bicchiere di infuso di valeriana, come si poteva percepire dall'odore. L’acqua bolliva nel pentolino lasciato sul fuoco. Il vapore offuscava le finestre, il che impediva a qualsiasi curiosone, che l’agente non avesse cacciato, di sbirciare all'interno. L'aria stava diventando asfissiante. Pirożek, tolto il cappello, si asciugò la fronte. La signora Aschkenazy lo fissava con così tanto orrore che sembrava stesse guardando il diavolo in persona, non un fidato ufficiale rubizzo e vigoroso. Pirożek farfugliò qualche parola di saluto e iniziò a ripercorrere mentalmente la conversazione telefonica avuta con il signor Aschkenazy mezz'ora prima. Il farmacista gli aveva raccontato tutto con molta calma e nei dettagli. Pirożek non aveva bisogno di richiedergli le stesse cose, per di più in presenza della moglie turbata e di un ficcanaso incollato al vetro.

 - Dov'è l'uscita per il cortile? - chiese Pirożek.

- Attraverso l’atrio e fino in fondo, signor pulicaj[2] - la risposta arrivò inaspettatamente dalla signora Aschkenazy.

Pirożek, senza badare all'improvvisa intromissione della farmacista, tornò nel buio del corridoio. Dalla porta accanto proveniva un forte russare. Saranno bambini piccoli, pensò, hanno sempre un sonno tanto tranquillo che nemmeno la morte intorno a loro è in grado di interrompere. Il cortile fangoso era recintato su tre lati. Era separato dalla strada con una cancellata di ferro, il cui accesso era sorvegliato da alcuni agenti. Tutt'intorno sorgevano trasandati edifici a due piani con le gallerie interne. Fortunatamente la maggior parte degli abitanti dormiva. Solo al primo piano una donna dai capelli grigi sedeva su uno sgabello e non distoglieva lo sguardo dal sergente Józef Dułapa, il quale stava in piedi vicino al gabinetto e fumava una sigaretta. Proprio lì, mentre Pirożek stava riesaminando ancora nella mente il resoconto telefonico di Aschkenazy, quando ero uscito per i bisogni, trovai qualcosa di agghiacciante.

- Buongiorno, Signor vicecommissario - prese parola Dułapa e calpestò con la scarpa il mozzicone di sigaretta.

 - Cosa state facendo, Dułapa! - gridò Pirożek, a tal punto che fece sobbalzare l'anziana donna sul balcone. - Questo è il luogo del delitto! Sputate sulla sigaretta e mettetela in tasca! Non inquinate le prove, diamine!

 - Sissignore! - rispose Dułapa precipitandosi a cercare il mozzicone per terra.

 - Quello dove sta? - Pirożek, pronunciando queste parole, provò disgusto. Non avrebbe dovuto chiamare un essere umano morto quello”. - Beh, dove si trova il corpo del defunto? - si corresse. - Non è che per caso l'avete spostato? Indicatemi la direzione e passatemi la torcia!

 - Nel gabinetto, ma fate attenzione. Ci sono delle budella - sussurrò il sergente preoccupato e poi, porgendogli la torcia, aggiunse ancor più piano - Vicecommissario, non vorrei offenderla, ma questa è una faccenda tremenda. È un caso perfetto per Popielski.

Pirożek non si sentiva affatto offeso. Esaminava attentamente la terra umida e nera per evitare di calpestare le impronte. Quindi si avvicinò al gabinetto e aprì la porta. Il fetore era soffocante. La vista di quello scenario, immerso nella luce rosa dell'alba, aveva scosso la lucidità della sua vista. Con la coda dell'occhio, il commissario notò l'anziana donna che si sporgeva pesantemente dalla ringhiera per sbirciare all'interno del gabinetto. Dunque richiuse la porta con un colpo secco.

 - Dułapa - intervenne, inspirando una boccata d'aria putrida - allontanate la vecchia dalla balconata.

 Il sergente, sistematosi la spilla che gli tratteneva il colletto, si incamminò verso le scale con un'espressione minacciosa.

 - Via, nonnina - gridò alla donna - vattene in casa, immediatamente!

 - Non si può neanche più uscire per i bisogni! - sbottò l’anziana rintanandosi obbedientemente nell’appartamento e lasciando per precauzione il suo sgabello sulla balconata.

 Pirożek aprì nuovamente la porta e illuminò il corpo pallido nel gabinetto. Il cadavere del bambino era così contorto, come se qualcuno avesse cercato di spingergli la testa sotto le ginocchia. I capelli sul cranio erano radi e arricciati. La pelle delle guance si dilatava sotto la pressione del gonfiore. Le budella giacevano sulla soglia, la loro superficie scivolosa era ricoperta da rivoli irregolari di sangue. Tutto il corpo era ricoperto di croste. Il vicecommissario d’un tratto al posto della laringe percepì un groppo alla gola. Si appoggiò alla porta aperta. Non aveva mai visto nulla di simile. Un bambino tanto gracile, grinzoso, malridotto. A suo avviso, non aveva più di tre anni. Dopo essersi raddrizzato e aver sputato, potè di nuovo guardare il corpo. Non erano croste.

 Erano ferite da taglio.

 Pirożek sbatté la porta del gabinetto. Dułapa lo guardava con preoccupazione e curiosità. Da lontano, dalla parte di via Gródecka, si sentì il primo tram. Una bella giornata di maggio stava sorgendo su Leopoli.

- Avete ragione, Dułapa - pronunciò molto lentamente il vicecommissario Pirożek. - È un caso perfetto per Popielski.

 



[1] Questo termine a Leopoli ha un significato ben preciso: si riferisce a una sottocultura urbana, o per meglio dire una cultura di strada, che si diffuse nel periodo tra le due guerre, periodo in cui Leopoli faceva parte della Polonia. Il termine sta a indicare un certo tipo di uomini di strada, giovani scapestrati, hooligans. Il loro motto era: Amare Leopoli, amare le donne e gli scherzi”.

[2] Termine dal dialetto di Leopoli - poliziotto.

 


DZIEŃ JĘZYKA OJCZYSTEGO - 21 LUTEGO 2023

 

LA GIORNATA MONDIALE DELLA LINGUA MADRE - 21 FEBBRAIO 2023

 

L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con il signore Francesco Loseto, vincitrice del concorso di traduzione letteraria del frammento del romanzo di Renata Czarnecka dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Università di Pisa

 

Avanzava con prudenza, ciononostante lui poteva sentire il debole crepitio dei ramoscelli secchi che si spezzavano sotto i suoi piedi. Si fermò ai margini della foresta. La sua figura si scioglieva nel verde della selva e soltanto nel momento in cui si muoveva, il suo vestito color smeraldo brillava. Si fermò dietro di lei e affondò il volto tra i suoi capelli. Profumavano di lavanda. Desiderava essere ebbro di quel profumo, riempire la sua bocca assetata di baci, come di vino. Le sue carezze la intenerivano. Fin dal mattino si erano precipitati attraverso la foresta di Niepołomice, seguendo le tracce della selvaggina. Il frastuono dei cortigiani e l'abbaiare dei cani restavano lontani. Non udivano altro che il silenzio e, in esso, il fruscio degli alberi, gli animali spaventati nella foresta, i loro respiri e le loro tenere parole, come se la notte fosse troppo breve per le confessioni d'amore.

È passato qualche mese dall'arrivo di Bona in Polonia, e sono stati tempi lunghi e ricchi di sensazioni. Ogni giorno trascorso con il re rendeva il loro legame sempre più forte. Lei sentiva il suo amore e la sua devozione. Era pronto a farle raggiungere il settimo cielo. L'adorazione che le mostrava suscitava orgoglio in Bona, segreta ansia nei cortigiani. Non poteva più vivere senza di lei, assetato del suo volto sorridente e della gioia che lei contagiava, voleva stare sempre con lei e la chiamava il suo angelo. Si fece spazio fra i rami. Un raggio di luce le coprì il viso. Distolse lo sguardo, l'euforia le lampeggiava negli occhi.

" L’arco mio signore," disse dolcemente, tenendo gli occhi fissi sui due cerve che pascolavano nella radura, e tese la mano. Sigismondo le porse un arco e una freccia.

“Shh...” - si ritrasse, prese la mira, trattenne il respiro e scoccò la freccia. Il dardo colpì la cerva con precisione. Crollò a terra. L'altra, spaventata a morte, fuggì nel bosco. Bona si fece largo con forza fra i rami e, sfrondando la boscaglia, raggiunse la radura. Si chinò sull’animale.

"È morta! Dirò alla cuoca di farne un ottimo paté," disse guardando la cerva.   

Il re si avvicinò. Pieno di ammirazione, afferrò Bona dalla vita e, attirandola a sé, la baciò sulla bocca e le chiese con ammirazione:

"Chi ti ha insegnato tanta abilità, signora? Forse il tuo maestro potrebbe dare qualche lezione anche a me?"

 

Bona era confusa, fece scivolare via le mani e indietreggiò di qualche passo. Inclinò la testa di lato in modo che lui non vedesse l'improvvisa tristezza nei suoi occhi. Il ricordo di Ettore Pignatelli era più forte del buon senso, più forte del comando che sentiva nella sua testa: dimenticalo! Non pensarci! Ciò che è stato, è stato. Non puoi resuscitare i morti. Lui è morto. Morto!!!

 

Traduzione a cura di Francesco Loseto

 

CONCORSO DI TRADUZIONE LETTERARIA DAL POLACCO ALL' ITALIANO

 

L’ Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della giornata mondiale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, ha indetto un concorso di traduzione letteraria del brano di un romanzo di Renata Czarnecka dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

Il brano che dovrà essere tradotto proviene dal libro "Ja, królowa Bona Sforza D'Aragona", il cui testo originale in lingua polacca è il seguente:

Szła ostrożnie, a mimo to słyszał delikatny trzask łamanych pod jej stopami suchych gałązek. Na skraju lasu zatrzymała się. Jej postać wtopiła się w zieleń puszczy i dopiero gdy się poruszyła, zalśniła jej szmaragdowa suknia. Stanął za nią i zanurzył twarz w jej włosach. Pachniały lawendą. Zapragnął nasycić się tą wonią, spragnione usta napoić pocałunkami, jak winem. Jego pieszczoty ją rozczuliły. Od rana gnali po Puszczy Niepołomickiej, tropiąc zwierzynę. Wrzawa dworzan i ujadanie psów zostały za nimi gdzieś daleko. Nie słyszeli już nic, jedynie ciszę, a w niej szum drzew, spłoszoną w kniei zwierzynę, swoje oddechy i czułe słowa, jakby noc była zbyt krótka na miłosne wyznania.

Od przybycia Bony do Polski minęło kilka miesięcy, długich i pełnych wrażeń. Każdy dzień spędzała z królem, każdy wiązał ich coraz mocniej. Czuła jego miłość i oddanie. Gotów był przychylić jej nieba. Uwielbienie, jakie jej okazywał, wzbudzało w Bonie dumę, w dworzanach tajony niepokój. On nie potrafił już bez niej żyć, spragniony jej roześmianego oblicza i radości, jaką zarażała, pragnął być przy niej zawsze i nazywał swoim aniołem. Rozchyliła gałązki. Smuga światła oblała jej oblicze. Spojrzała w dal, w jej oczach zapulsowała euforia.

– Łuk, panie – powiedziała cicho, nie spuszczając oczu z dwóch łani pasących się na polanie, i wyciągnęła rękę. Zygmunt podał łuk i strzałę.

– Ciii… – Naciągnęła cięciwę, wycelowała, wstrzymała oddech i wypuściła strzałę. Ostrze ugodziło sarnę celnie. Upadła. Druga, śmiertelnie przerażona, czmychnęła w knieje. Bona rozchyliła mocniej gałęzie i przedarłszy się przez gęstwinę, dotarła na polanę. Pochyliła się nad zwierzyną.

– Jest martwa! Każę kucharzowi przyrządzić z niej wyśmienity pasztet – rzekła, spoglądając na sarnę.

Król zbliżył się. Pełen podziwu pochwycił Bonę w pół i przyciągnąwszy ją do siebie, pocałował w usta i spytał z podziwem:

– Kto cię nauczył takiej zręczności, pani? Może i mnie dałby kilka lekcji.

 

Bona zmieszała się, zsunęła jego dłonie i odstąpiła parę kroków. Odchyliła w bok głowę, by nie zobaczył nagłego smutku w jej oczach. Wspomnienie Hektora Pignatellego było silniejsze od zdrowego rozsądku, silniejsze od rozkazu, który słyszała w swojej głowie: Zapomnij o nim! Nie wracaj do tego! Co się stało, to się nie odstanie. Nie wskrzesisz umarłego. On nie żyje. Nie żyje!!!

 

Regolamento:

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

 

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 15 febbraio 2023 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso BONA” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 21 febbraio verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’ Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.


DZIEŃ JĘZYKA OJCZYSTEGO - 21 LUTEGO 2022

 

LA GIORNATA MONDIALE DELLA LINGUA MADRE - 21 FEBBRAIO 2022

 

L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con la signora Maria Zotti, vincitrice del concorso di traduzione letteraria del frammento della favola di Maria Konopnicka dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Università di Pisa

 

I nani e l’ orfana Marysia

 

L’ inverno fu così rigido e lungo che il benevolo Luccichino, re dei Nani, congelò sul suo trono. La sua testa grigia si fece d’ argento dal gelo, ghiaccioli ghiacciati pendevano dalla barba, le sue sopracciglia irte dallo spesso strato di neve ghiacciata, divennero minacciose e severe; sulla corona, al posto delle perle, brillavano gocce di rugiada gelata e il vapore del suo respiro si posava come la neve sulle pareti di cristallo della sua grotta rocciosa. I fedeli sudditi del re, i vivaci nanetti, si avvolsero come potevano nei loro rossi mantelli e nei loro grandi cappucci. Molti di loro si erano fatti dei mantelli voluminosi e giacche corte a doppiopetto con muschi marroni e verdi, raccolti nella grande foresta di conifere ancora in autunno, con le pigne, con i funghi degli alberi, con pellicce di scoiattolo e anche con le penne che gli uccelli avevano perduto volando sul mare. Ma re Luccichino non poteva vestirsi in modo così povero e così comune. Doveva indossare in inverno e in estate una veste di color porpora, che essendo servita per secoli ai re dei Nani, era già ben consumata e il vento sibilava attraverso di essa. E mai, neanche ai suoi primi tempi, è stata una veste molto calda, perché il tessuto intrecciato con il filo di quei ragni rossi, che in primavera vagano per i posatoi, aveva solo lo spessore di una foglia di papavero.

 

Traduzione a cura di Maria Zotti

 

 

 

 

 

 

 

CONCORSO DI TRADUZIONE LETTERARIA DAL POLACCO ALL' ITALIANO

 

L’ Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della giornata mondiale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, ha indetto un concorso di traduzione letteraria del brano di una fiaba di Maria Konopnicka dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

Il brano che dovrà essere tradotto è "O krasnoludkach i sierotce Marysi", il cui testo originale in lingua polacca è il seguente:

 

 

 

 

 

Zima była tak ciężka i długa, że miłościwy Błystek, król Krasnoludków, przymarzł do swojego tronu. Siwa jego głowa uczyniła się srebrną od szronu, u brody wisiały lodowe sople, brwi najeżone okiścią¹⁰ stały się groźne i srogie; w koronie, zamiast pereł, iskrzyły krople zamarznięte rosy, a para oddechu osiadała śniegiem na kryształowych ścianach jego skalnej groty. Wierni poddani króla, żwawe krasnoludki, otulali się jak mogli w swoje czerwone opończe¹¹ i w wielkie kaptury. Wielu z nich sporządziło sobie szuby¹² i spencery¹³ z mchów brunatnych i zielonych, uzbieranych w boru¹⁴ jeszcze na jesieni, z szyszek, z huby drzewnej, z wiewiórczych puchów, a nawet z piórek, które pogubiły ptaszki, lecące za morze. Ale król Błystek nie mógł się odziewać¹⁵ tak ubogo i tak pospolicie. On zimą i latem musiał nosić purpurową szatę, która od wieków służąc królom Krasnoludków, dobrze już była wytarta i wiatr przez nią świstał. Nigdy też, za nowych swoich czasów nawet, bardzo ciepłą szata owa nie była, ile że¹⁶ z przędzy¹⁷ tych czerwonych pajączków, co to wiosną po grzędach się snują, utkana, miała zaledwie grubość makowego listka.

 

¹⁰okiść — gruba warstwa przymarzniętego śniegu. [przypis edytorski]

¹¹opończa — rodzaj płaszcza, z kapturem, bez rękawów, noszonego między XIV a XVII wiekiem. [ przypis edytorski]

¹²szuba (daw.) — rodzaj wierzchniego, obszernego okrycia, bez zapięcia. Szuby przeważnie podbijano futrem w taki sposób, by stworzyć dodatkowe obszycie na brzegach materiału i uformować duży kołnierz. [ przypis edytorski]

¹³spencer (daw.) — krótka, dwurzędowa kurtka. [przypis edytorski]

¹⁴uzbieranych w boru — dziś popr. forma: Ms.lp: w borze; bór: duży las iglasty. [przypis edytorski]

¹⁵odziewać się (daw.) — ubierać się. [przypis edytorski]

¹⁶ile że (daw.) — ponieważ. [przypis edytorski]

¹7 przędza — nitka służąca do wyrobu m.in. tkanin. [przypis edytorski]

 

 

Regolamento:

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

 

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 15 febbraio 2022 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso Maria Konopnicka” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 21 febbraio verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’ Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.


DZIEŃ JĘZYKA OJCZYSTEGO - 21 LUTEGO 2021

 

LA GIORNATA MONDIALE DELLA LINGUA MADRE - 21 FEBBRAIO 2021

 

L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con la signora Maria Lonero, vincitrice del concorso di traduzione letteraria del racconto di Sławomir Mrożek dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Università di Pisa

 

Sławomir Mrożek

L’artista

 

Il Gallo lesse l’annuncio: “Abbiamo bisogno di animali – Il Circo”.

- Mi candiderò – disse piegando il giornale. – Ho sempre voluto fare l’artista.

Strada facendo sognava in grande:

- Fama, soldi. Forse persino qualche viaggio all’estero.

- E di ritorno – aggiunse la Volpe.

- Perché di ritorno? All’estero firmerò un contratto con la Metro Goldwyn Meyer.

Il direttore lo ricevette fuori dove al momento svolgeva le sue mansioni. Stavano infatti montando il tendone da circo.

Io e la Volpe ci fermammo lì vicino.

-  Molto gentile da parte sua essersi presentato. Posso conoscere il suo nome?

- Leone – si presentò il Gallo brevemente.

- Leone? – si stupì il direttore. - Ne è sicuro?

- Eventualmente tigre.

- Va bene. Visto ciò la prego di ruggire. Il Gallo ruggì come meglio sapeva fare.

- Sì, non male, ma ci sono leoni migliori di lei. Se fosse d’accordo a fare un gallo, la cosa sarebbe diversa. In questo caso potrei assumerla.

- Io non farò finta di essere un uccello solo per il suo piacere – disse offeso il Gallo.

- Allora la saluto.

Al ritorno il Gallo era cupo e taciturno. Alla fine, non ce l’ho più fatta.

- Che cosa ti è venuto in mente, perché volevi interpretare il leone?

- Come perché ... – ribatté al suo posto la Volpe. – Hai mai visto un artista senza ambizioni?

 

 

Traduzione dal polacco a cura di: Maria Lonero

 

 

 

 

CONCORSO DI TRADUZIONE LETTERARIA DAL POLACCO ALL'ITALIANO

 

L’ Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della giornata mondiale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, ha indetto un concorso di traduzione letteraria di un racconto di Sławomir Mrożek dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

Il racconto che dovrà essere tradotto è "Artysta", il cui testo originale in lingua polacca è il seguente:

 

SŁAWOMIR MROŻEK

ARTYSTA

 

Kogut przeczytał ogłoszenie: „Potrzebujemy zwierząt – Cyrk”.

   Zgłoszę się – powiedział składając gazetę. – Zawsze chciałem być       artystą.

Po drodze snuł wielkie plany:

     –   Sława i pieniądze. A może nawet wyjazdy za granicę.

              –   I z powrotem – dodał Lis.

              –   Dlaczego z powrotem? Za granicą podpiszę kontrakt z Metro Godwyn Meyer.

    Dyrektor przyjął go na świeżym powietrzu, gdzie urzędował. Właśnie rozwijano namiot cyrkowy. Ja i Lis            zatrzymaliśmy się opodal.

              –   Bardzo mi miło, że pan się do nas zgłasza. Można poznać godność?

              –   Lew – przedstawił się Kogut krótko.

              –   Lew? – zdziwił się dyrektor. – Czy jest pan tego pewny?

              –   Ewentualnie tygrys.

              –   No dobrze. Wobec tego niech pan zaryczy. Kogut zaryczał jak umiał.

              –   Owszem, nieźle, ale są lepsze lwy od pana. Gdyby pan się zgodził na koguta, to co innego. Wtedy mógłbym pana        zaangażować.

              –   Ja dla pana przyjemności nie będę udawał ptaka – obraził się Kogut.

              –   Żegnam wobec tego.

W drodze powrotnej Kogut milczał ponuro. Wreszcie nie wytrzymałem.

              –   Co ci strzeliło do głowy, dlaczego chciałeś grać lwa?

              –   Jak to, dlaczego... – odpowiedział za niego Lis. – Czy widziałeś kiedy artystę bez  ambicji?

 

„Tygodnik Powszechny”, 22/1983


 

 

Regolamento:

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

 

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 14 febbraio 2021 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso Artysta” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 21 febbraio verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’ Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.

 


LA GIORNATA MONDIALE DELLA LINGUA MADRE - 21 FEBBRAIO 2020

DZIEŃ JĘZYKA OJCZYSTEGO - 21 LUTEGO 2020

L' Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con la  signora Maria Teresa Giorgio, vincitrice del concorso di traduzione letteraria della poesia Berenika di Halina Poświatowska dal polacco all'italiano. Ringraziamo a tutti i partecipanti.

La commissione è stata composta da:

Prof. Alessandro Parenti - Università di Trento

dr Aneta Banasik, PhD - Università di Pisa

 

Halina Poświatowska

Berenice

 

quando Berenice scalza

vendevano al mercato

ahi ahi ahi

lei aveva orecchini piangenti

e braccialetti che cantavano piano

ahi ahi

arrivò un povero dalle sopracciglia scure

e aveva solo vent’anni

ahi ahi

si fermò

guardò le sue gambe

gli orecchini danzanti

ahi

Berenice scalza dagli occhi neri

si mise le mani in testa

si passò le dita tra i capelli in preghiera

i braccialetti pesanti

ahi ahi

andò via il povero dalle sopracciglia scure

oh Berenice……

arrivò un vecchio con un sacco di monete

e le mise una corda intorno al collo

portò via

ahi

Berenice dai piedi scalzi

gli orecchini piangenti

alla veglia funebre

alla veglia funebre

ahi ahi ahi

 

Testo tradotto da Miriam Giorgio 

Traducendo “Berenika”

Ho partecipato con piacere al concorso di traduzione indetto dall’Associazione Pugliese Italo-Polacca di cui faccio parte e presso la quale seguo da qualche mese un corso di lingua polacca tenuto dalla Dr Aneta Banasik. Quello della traduzione, in particolare letteraria, è un argomento che mi ha sempre affascinata e che è stato oggetto di miei studi in passato; pertanto, ho trovato stimolante misurarmi con la traduzione di “Berenika”, una poesia fortemente evocativa della poetessa Halina Poświatowska, autrice che non conoscevo prima. Il polacco è una lingua a me molto cara e vicina per motivi biografici, ma che solo con questo corso ho cominciato a studiare sistematicamente. Vorrei condividere alcune riflessioni sulla mia esperienza di traduzione di questa poesia.

Alla prima lettura, avevo colto il senso generale del testo in polacco, ma non certo i dettagli, per i quali è stato necessario consultare il dizionario (cartaceo e on line) parola per parola, come quando traducevo dal latino al liceo! Certamente, però, alla prima lettura avevo notato la mancanza di punteggiatura e di maiuscole (tranne per il nome della protagonista) e il ritmo spezzato e cadenzato dall’interiezione “oj oj oj”, “oj oj”, “oj”; ho deciso subito che queste caratteristiche stilistiche sarebbero state conservate nel testo italiano.

La poesia contiene una narrazione e appare strutturata in quattro parti/strofe: Berenice al mercato, il giovane povero, Berenice e il giovane povero, il vecchio ricco e Berenice. Qui di seguito riporto alcune delle difficoltà grammaticali, lessicali e stilistiche incontrate traducendo e le soluzioni adottate.

1.       Presenza di verbi al passato, con tempi e forme non ancora studiati.

Per questi verbi, ho deciso di usare l’imperfetto indicativo nella prima parte, così da collocare Berenice in una dimensione più ampia e quasi atemporale, mentre ho utilizzato il passato remoto nelle altre parti, così da trasmettere drammaticità e un senso di ineluttabilità alle azioni del giovane, del vecchio e della stessa Berenice.

2.       Traduzione del primo verso

“Berenika” o “Berenice”? Se avessi conservato il nome proprio in polacco, avrei reso il personaggio più “esotico” e forse memorabile. Ho scelto di non farlo per favorire l’empatia del lettore italiano verso Berenice.

Inoltre, diverse sono state le opzioni da me considerate per introdurre il personaggio: “Berenice a piedi nudi”, “Berenice a piedi scalzi”, “la scalza Berenice”, “Berenice scalza”. Ho optato per “Berenice scalza” sia per la sonorità più aspra della parola “scalza” che per il maggiore risalto dato a questa condizione dalla semplice aggettivazione e dalla sua posizione alla fine del verso.

3.       “ahi ahi ahi”

Avevo inizialmente tradotto l’interiezione “oj” con “oh”. Ho accolto volentieri il suggerimento di Aneta e di un compagno di corso di sostituirla con “ahi”, parola più adatta perché veicola rimpianto, lamento, ma anche rimprovero.

4.       “piano” o “debolmente”?

Per l’avverbio “cienko” ho optato per “piano” piuttosto che per “debolmente” o “fievolmente” perché la parola “piano” è più breve, diretta, poetica e non infastidisce il ritmo.

5.       “gli orecchini”

Nella seconda e quarta parte, ho riflettuto sull’opportunità di far precedere “gli orecchini danzanti” e “gli orecchini piangenti” dalle preposizioni “con” e “da” rispettivamente, ma poi ho deciso di non farlo, rispettando così l’originale e in modo che gli oggetti nominati, accompagnati dai due aggettivi dal significato contrastante, avessero la funzione di correlativi oggettivi della diversa condizione di Berenice all’inizio e alla e fine della poesia.

6.       “Berenice dai piedi scalzi”

Nel quint’ultimo verso, ho scelto “Berenice dai piedi scalzi” piuttosto che “Berenice dai/a piedi nudi” o “Berenice a piedi scalzi” per dare unità al testo grazie sia alla variazione minima rispetto al primo verso (“Berenice scalza”) sia alla relazione di affinità che l’uso della stessa preposizione articolata stabilisce tra il giovane povero e Berenice (“dalle sopracciglia scure”, “dai piedi scalzi”). Per altro, questa affinità è già evocata nel testo dal fatto che ad ambedue è associato il colore nero (“occhi neri per Berenice” e “sopracciglia scure” per il giovane), caratteristica che, insieme ai piedi scalzi e ai monili, fa pensare anche a dei gitani.

7.       “monete” o “soldi”?

Ho scelto la prima alternativa perché in italiano “sacco di soldi” può significare prosaicamente “tanti soldi” e perché “monete” ha una connotazione più arcaica e “risuonante”, proprio come i braccialetti della giovane donna che il vecchio acquista al mercato.

8.       “stypa”

Infine, “stypa”. Il dizionario suggeriva “pranzo funebre”, ma questa traduzione avrebbe comportato, a mio parere, un eccessivo spaesamento nel lettore italiano, che presumibilmente ignora la tradizione polacca del pasto consumato con parenti e amici dopo un funerale. “Veglia funebre”, invece, mi è sembrata una traduzione più adatta per vari motivi: conserva la connotazione di rito condiviso con una comunità; inoltre, giacché una veglia si prolunga nel tempo, il termine recupera anche l’altro possibile significato di “stypa”, cioè “scia” e rievoca pure l’atto di trascinare suggerito dalla corda che il vecchio passa intorno al collo di Berenice.

In conclusione, provare a tradurre “Berenika” di Halina Poświatowska dal polacco all’italiano è stato un esercizio motivante e divertente. L’avere, poi, ascoltato le altre possibili traduzioni proposte dalle compagne e dai compagni di corso e l’aver partecipato alla discussione che ne è conseguita ha reso l’esperienza ancora più appassionante. Grazie, Aneta!

 

Miriam Giorgio


CONCORSO DI TRADUZIONE LETTERARIA DAL POLACCO ALL'ITALIANO

 

L’Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della giornata mondiale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, ha indetto un concorso di traduzione letteraria di una poesia di Halina Poświatowska dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri - livello A2.

La poesia che dovrà essere tradotta è "Berenika" di Halina Poświatowska, il cui testo originale in lingua polacca è il seguente:

 

Berenika

 

kie­dy bosą Be­re­ni­kę

sprze­da­wa­li na ryn­ku
aj aj aj
mia­ła pła­czą­ce kol­czy­ki
i bran­so­let­ki
któ­re śpie­wa­ły cien­ko
aj aj

przy­szedł z ciem­ną brwią ubo­gi
a miał tyl­ko dwa­dzie­ścia lat
aj aj
przy­sta­nął
po­pa­trzył na jej nogi
na tań­czą­ce kol­czy­ki
aj

Be­re­ni­ka czar­no­oka bosa
za­rzu­cia­ła ręce na gło­wę
pal­ce wmo­dli­ła we wło­sy
bran­so­let­ki cięż­ko
aj aj
od­szedł z ciem­ną brwią ubo­gi
Be­re­ni­ko..........

przy­szedł
z wor­kiem pie­nię­dzy sta­rzec
i za­rzu­cił na szy­ję po­wró­zek
po­pro­wa­dził
aj
Be­re­ni­kę bo­so­sto­pą
w roz­pła­ka­nych kol­czy­kach
na sty­pę
na sty­pę
aj aj aj


Regolamento:

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

2.   Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 18 febbraio 2020 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3. La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso Berenika” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4. Entro il giorno 21 febbraio verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’Associazione Pugliese Italo Polacca - www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.  Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri (livello A2) della durata di un mese presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.  Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.

 

 


 

 

Concorso di traduzione letteraria dal polacco all'italiano

 

 

L’Associazione Pugliese Italo Polacca, in occasione della seconda edizione della “Settimana della cultura italo polacca”, che si terrà a Bari dal 14 al 18 novembre 2018 per celebrare il centesimo anniversario del riacquisto dell'indipendenza della Repubblica di Polonia, ha indetto un concorso di traduzione letteraria di una poesia di Zbigniew Herbert dal polacco all'italiano. Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione ad un corso di lingua polacca per stranieri. La poesia che dovrà essere tradotta è "Książka" di Zbigniew Herbert, il cui testo originale in lingua polacca è il seguente:

 

 Zbigniew Herbert

 

KSIĄŻKA

                  

Ryszardowi Przybylskiemu

 

Ta książka łagodnie mnie napomina nie pozwala 
bym zbyt szybko biegł w takt toczącej się frazy
każe wrócić do początku wciąż zaczynać od nowa

Od pół wieku tkwię po uszy w Księdze pierwszej rozdział trzeci wers VII
I słyszę glos: nigdy nie poznasz Księgi dokładnie
powtarzam literę po literze - ale mój zapał często gaśnie

Cierpliwy głos książki poucza: 
najgorszą rzeczą w sprawach ducha jest pośpiech 
i jednocześnie pociesza: masz lata przed sobą 

Mówi: zapomnij ze czeka ciebie jeszcze dużo stronic
Tomów łez bibliotek czytaj dokładnie rozdział trzeci
W nim bowiem jest klucz i przepaść początek i koniec 

Mówi: nie żałuj oczu świec inkaustu przepisuj starannie 
werset za wersetem a kopiuj ściśle jakbyś odbijał w lustrze 
słowa niezrozumiale wyblakle o trojakim znaczeniu 

Myślę z rozpaczą że nie jestem ani zdolny ani dość cierpliwy 
bracia moi są bieglejsi w sztuce
słyszę ich drwiny nad głową widzę szydercze spojrzenia

o późnym zimowym świcie - kiedy zaczynam od nowa

 

 

Regolamento:

1.    Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni.

2.    Il testo tradotto in italiano dovrà essere spedito a mezzo mail entro e non oltre il 7 novembre 2018 al seguente indirizzo:

 [email protected]

 

3.    La mail dovrà indicare nell’oggetto “Concorso Herbert Bari” e contenere oltre al testo tradotto dal polacco all’italiano i dati del partecipante (nome e cognome) e i recapiti di contatto.

 

4.    Entro il giorno 12 novembre verrà reso noto il nome del vincitore del concorso sul sito dell’Associazione Pugliese Italo Polacca,www.assopuglieseitalopolacca.jimdo.com

 

5.    Il vincitore del concorso riceverà in premio la partecipazione completamente gratuita ad un corso di lingua polacca per stranieri della durata di tre mesi presso il Centro di lingua e cultura polacca della nostra Associazione a Bari.

 

6.     Il vincitore del concorso, non potrà cedere a qualsiasi titolo il premio vinto.

 

7.    L’assegnazione del premio al vincitore avrà luogo il 15 novembre 2018 alle ore 18:00 presso il Centro Sportivo “Di Cagno Abbrescia”, Corso Alcide De Gasperi 420 durante l'incontro dedicato alla poesia di Zbigniew Herbert .

 

 

Il direttivo dell’Associazione Pugliese Italo Polacca si complimenta con il  signor Maurizio Marcianò, vincitore del concorso di traduzione letteraria della  poesia KSIĄŻKA di Zbigniew Herbert dal polacco all'italiano.

 

 

IL LIBRO

A Ryszard Przybylski

 

Questo libro mi esorta dolcemente non mi permette

di correre troppo a tempo con la frase in corso

mi fa ritornare all'inizio ricominciare sempre da capo

 

Da mezzo secolo sto sommerso fino ai capelli nel Libro capitolo terzo versetto VII

E sento la voce: non conoscerai mai bene il Libro

ripeto lettera dopo lettera - ma il mio fervore si spegne di frequente

 

La voce paziente del libro ammonisce:

la cosa peggiore nelle questioni dello spirito è la fretta

e al tempo stesso consola: hai anni davanti a te

 

Dice: dimentica che ti aspettano molte pagine

di volumi di lacrime di biblioteche leggi attentamente il capitolo terzo

Perché lì dentro c’è la chiave e l’abisso l’inizio e la fine

 

Dice: non risparmiare gli occhi delle candele dell’inchiostro trascrivi accuratamente

versetto dopo versetto e copia scrupolosamente come se riflettessi nello specchio

le parole incomprensibili sbiadite con triplo significato

 

Penso disperato che non sono né portato né abbastanza paziente

I miei fratelli sono più esperti nell'arte

Sento i loro ghigni sopra la testa vedo gli sguardi beffardi

 

In tarda alba d’inverno – quando inizio da capo

 

 

Traduzione in Italiano a cura di: Maurizio Marcianò